"Roma diventerà un’altra Napoli"
Questo il titolo della Stampa di ieri
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200806articoli/33575girata.asp
che riprende concetti che da mesi su questo blog vengono ripetuti dal sottoscritto.
A Roma siamo in emergenza rifiuti dal 1999, tra pochi mesi celebriamo il decennale e al momento Malagrotta, l'unica discarica della capitale, non ha un' alternativa.
Secondo i criteri europei questa discarica privata è satura e va chiusa e ne va individuata un'altra. Purtroppo un'altra Malagrotta non c'è perchè in tutti questi anni nessuno si è mai preoccupato di trovarne un'altra sicuri che la discarica privata del Sig. Cerroni, uno degli uomini più ricchi della capitale per questo, avrebbe accolto rifiuti in eterno...
Al momento Roma produce 4500 tonnellate di rifiuti al giorno e la raccolta differenziata è ancora a livelli irrisori. Solo in alcuni municipi è partita seriamente.
A fine ottobre in teoria Malagrotta dovrebbe chiudere, ma appare una missione impossibile quella di trovare un'alternativa degna di questo nome per quella data.
E' un disastro annunciato, un'emergenza che stiamo per vivere, quella della capitale inondata di immondizia. Gli inceneritori attivi e quelli previsti comunque non risolvono il problema rifiuti, oltre ad aggravare le emergenze sanitarie conseguenti all'aumento di tumori e patologie varie per i veleni che rilasciano questi apparati. Tra l'altro gli inceneritori producono cenere che va smaltita in una discarica speciale in quanto residuo molto più pericoloso per la salute dei normali rifiuti stoccati in una discarica normale.
La soluzione migliore praticabile è quella di una nuova discarica e della raccolta differenziata. Ma per questo avremmo bisogno di una campagna seria che in un paese civile verrebbe fatta da ieri, a quasi 10 anni dall'inizio dell'emergenza rifiuti. Ma questo non è un paese civile.
Premesso anche che questa situazione è figlia dell'assenza di una cultura ambientale nella classe dirigente impegnata nell'arricchimento personale più che a quello pubblico e della crisi civile del paese che ha fatto dimenticare anche alle associazioni ambientaliste il cuore della loro missione, è il momento di mobilitare tutte le forze sane per prevenire il disastro imminente.
Chiamiamo per quello che possiamo fare a un incontro persone che stanno lavorando o desiderano lavorare su questo e chiediamo di rendere conto di cosa stanno facendo.
Chiediamo una campagna straordinaria per la raccolta differenziata, fatta di spot a tamburo battente, di pellegrinaggi casa per casa, condominio per condominio, a insegnare la raccolta differenziata.
Questa campagna costerebbe un decimo di quello che andremo a spendere per l'emergenza che stiamo per vivere nella capitale. probabilmente però ha ragione Naomi Klein che nel suo ultimo libro "il capitalismo delle emergenze" sottolinea come i guadagni più facili si facciano sulle emergenze. Questo è il motivo fondamentale per cui stiamo per andare al disastro a Roma. Per i guadagni che si preparano a fare i comitati di affari che governano la città e il paese.

