Oggi le città si fermano per uno sciopero nei trasporti.
Motivo: non si vedono ancora quegli investimenti necessari per portare il trasporto pubblico a livelli dignitosi.
Abbiamo buttato una marea di soldi nell'alta velocità e investiamo poco nella mobilità alternativa.....
Nel frattempo però si aumentano le spese militari.
E' ripartita la corsa agli armamenti e quindi si decide che è giusto spendere risorse per le armi e soprattutto per un esercito di 185000 persone dei quali 100000 circa ufficiali e sottufficiali. I comandanti sono più dei comandati. Ci sono ex generali che vanno in pensione ed entrano nei Cda di industrie di armi...
.. i conflitti di interesse sono la normalità in questo paese...
Faraonici progetti vanno in porto come la nuova portaerei Cavour e la miliardaria partecipazione a progetti di nuovi bombardieri....
Nel frattempo i magistrati in Calabria non hanno la benzina per le macchine e sono lasciati soli nella lotta alla ndrangheta...non ci sono soldi....
Io credo che volendo si potrebbero dirottare risorse dalle spese militari verso ospedali scuole trasporti pubblici o giustizia...che ne dite?
Scontenteremmo qualche generale che magari non ci ha mai votato e faremmo contenti qualche milione di famiglie che finora hanno votato a sinistra e hanno qualche dubbio sul farlo ancora..checchè ne dicano i sondaggi addomesticati che circolano...
La fotografia è una delle forme più potenti di rappresentazione della realtà.
Passo le ore a guardare foto mie, foto di altri. Oggi guardavo i visi dei giovani americani morti in Iraq, ho visto un sito interssantissimo: http://icasualties.org
E' un sito dove si conteggiano le vittime causate dalle due guerre che vanno sotto il nome "Iraqi freedom" e "Enduring freedom" che si combattono da anni in Iraq e Afghanistan. In Italia ormai si parla di queste guerre solo quando muore un italiano. Gli altri giorni, quando muoiono centinaia di innocenti, non se ne parla più.
Sono numeri, freddi numeri che però acquistano il calore della disperazione e del dolore reale quando li accompagni da una foto.

Mi chiedo se i potenti abbiano un'anima. NO.
Allucinante........
LA STRAGE DEL MOBY PRINCE. 140 MORTI, L'ENNESIMA VERGOGNA ITALIANA
Postato il 20/11/2007
DI SOLANGE MANFREDI
paolofranceschetti.blogspot
I giornali di questi giorni riportano la notizia dell’aggressione a un consulente tecnico che si occupa della vicenda del Moby Prince. Aggredito da 4 persone con il passamontagna è stato immobilizzato, stordito con una sostanza spray e scaraventato nell’auto a cui poi hanno dato fuoco. Fortunatamente è riuscito a salvarsi. Anche l’avvocato Carlo Palermo, legale delle vittime del Moby Prince, da quando ha ripreso in mano il caso, ha già ricevuto numerose intimidazioni e minacce. Perché?
Era la sera del 10 aprile 1991 quando 140 persone morirono bruciate sul Moby Prince davanti al porto di Livorno. Se domandi a qualcuno cosa causò la tragedia ancora oggi ti senti rispondere: c’era una fitta nebbia, l’equipaggio era davanti alla televisione a vedere una partita di calcio e, a causa di una manovra incauta, è entrato in collisione con la Petroliera Agip Abruzzi. In soldoni la causa della tragedia è da attribuirsi a nebbia e negligenza. Questo d’altronde è quanto affermato, nelle loro conclusioni, dalle Commissioni di Inchiesta della Capitaneria di Porto di Livorno e del Ministero della Marina Mercantile. Ma se è così perché chi si occupa del caso è vittima di intimidazioni, minacce o tentati omicidi? La risposta è semplice: quello che è stato detto è falso e la verità non deve venire fuori.
Con Ustica successe la stessa cosa. Ricordate? Anche in quel caso la Commissione di inchiesta stabilì che l’aereo Itavia era caduto per un cedimento strutturale. Non a caso la strage del Moby Prince viene chiamata l’Ustica del mare. Certe “vergogne” devono restare nascoste e quando qualcuno lotta per far emergere la verità ecco che il collaudato meccanismo si rimette in moto: isolamento, calunnie, intimidazioni, minacce e, se queste non bastano a far desistere, ecco le immancabili morti mascherate da suicidio od incidente. Ma la domanda che sorge spontanea a questo punto è: chi è che uccide con queste modalità? La mafia? La ‘ndrangheta? La camorra? Il terrorista? Un inesperto rapinatore? Indovinate un po’? La risposta non è difficile ma prima di rispondere poniamoci un’altra domanda: cosa successe la sera della strage del Moby Prince al porto di Livorno e quali sono i soggetti coinvolti?
Per sapere la verità sulla tragedia del Moby Prince non si deve fare chissà quali ipotesi fantasiose, non si deve aderire a strampalate ipotesi degli amanti dei complotti o altro, basta leggere gli atti, i documenti, le testimonianze (lavoro che la maggior parte dei giornalisti hanno dimenticato da tempo, trasformatisi, ormai, in megafono dei poteri forti ) ed ecco che allora si scopre che:
- quella sera la visibilità era perfetta, nessuna nebbia né prima, né durante né subito dopo la collisione (come dimostrano foto, e video amatoriali, uno dei quali trasmesso anche dal TG1);
- nessuno dell’equipaggio stava guardando la partita (nella cabina di comando non vi erano televisori);
- l’impatto non è stato improvviso. Tutti i passeggeri erano nel salone De Lux (stanza provvista di porte tagliafuoco) con bagagli e giubbotti di salvataggio.
Questo significa che erano stati richiamati dalle cabine presso cui si trovavano, alcuni stavano mettendo a letto i bambini, invitati a rifare i bagagli, indossare i giubbotti e radunarsi nel salone, là dove sono stati trovati. Nessuno dei corpi presentava traumi. Difficile conciliare tutto ciò con un impatto improvviso causato dalla negligenza dal personale che guardava la partita;
- Nel corso della lunga procedura, che ha portato tutti i passeggeri con bagagli e giubbotti salvagente nel salone, nell’impossibilità di manovrare la nave, impossibilità di comunicare, come se un cono d’ombra avesse fatto impazzire tutte le strumentazioni di bordo;
- Le persone a bordo del Moby Prince non sono morte in pochi minuti, ma dopo ore come dimostrano le autopsie;
- I soccorsi, partiti immediatamente si sono diretti tutti sulla Agip Abruzzi. Nessuno verso la Moby Prince che, abbandonata, viene lasciata andare alla deriva in fiamme… con il suo carico di passeggeri che, diligentemente, aspettano di essere salvati. Moriranno dopo ore di paura e disperazione. Eppure la Moby era visibile come dimostra la vicenda di due semplici ormeggiatori che, con la loro piccola imbarcazione priva di strumentazione, accorrono spontaneamente a prestare i soccorsi e salvano l’unico sopravvissuto: il mozzo Barnard. E sono ancora loro che, venuti a sapere che ci sono altri passeggeri, comunicano via radio alla capitaneria di porto la loro posizione e che ci sono persone da salvare. Niente, la Capitaneria di Porto rimane silente. I vertici della capitaneria, che dovrebbero coordinare le operazioni di salvataggio, tacciono per più di 5 ore. Mentre i soccorritori aspettano istruzioni sulla Moby si muore.
- Soccorsi impossibili? Assolutamente no. I responsabili sosterranno che, data la temperatura delle lamiere, era impossibile salire sul Moby Prince. Falso perché quella maledetta notte alle ore 3.30 un semplice marinaio, Giovanni Veneruso, senza alcun tipo di indumento ignifugo, con il suo rimorchiatore privato decide di avvicinarsi al traghetto ed agganciarlo, mentre le motovedette della Capitaneria osservano immobili a distanza. Tocca le lamiere con le mani, nessun problema, sale, ma ha appena il tempo di guardarsi intorno quando arriva l’ordine di ritornare immediatamente sul rimorchiatore. Nessuno si deve avvicinare, nessuno deve salire sul Moby Prince. Perché?
Come nella migliore tradizione italiana anche in questo caso troviamo:
- testimoni non ascoltati;
- responsabili di quella notte non interrogati;
- tracciati radar non acquisiti, negati, distrutti;
- posizioni delle navi in rada non accertate;
- fascicoli scomparsi dalla Procura;
- relazioni sparite;
- scatole nere distrutte;
- giornali di bordo dimenticati;
- manomissioni e sabotaggi operati sul relitto del Moby Prince;
- tracce di esplosivo militare a bordo del Moby mai considerati;
- nastri registrati scomparsi;
- cassette VHS manomesse;
- elicottero militare che sorvolava la zona al momento della collisione dimenticato;
- navi “fantasma “ che si allontanano dal luogo dell’impatto velocemente;
- presenza di pescherecci italo-somali i cui nomi ritroveremo tristemente nell’omicidio di Ilaria Alpi;
- ufficiali che quella sera vedono, e relazionano, su movimentazioni di materiale bellico tra navi nel porto di Livorno ma i cui rapporti scompaiono;
- alcuni importanti documenti che confermano che nella rada di Livorno era in corso una operazione destinata a rimanere “coperta” e che coinvolgeva un numero imprecisato di imbarcazioni;
- 5 navi militari americane cariche di armi provenienti dal Golfo Persico dove si era appena conclusa l’operazione Desert Storm;
- Il relitto della Moby Prince fatto demolire in fretta, lontano dall’Italia, in Turchia, ad Allaga, località tristemente nota, come più volte denunciato da Greenpeace, perché specializzata in far sparire di navi pericolose;
- ecc..ecc.., ecc...
Ancora un dato. Come già detto quella sera nel porto di Livorno vi erano 5 navi americane militarizzate cariche di armi, una operazione che doveva restare coperta e movimentazioni di materiale bellico tra navi nel porto. Tutto questo porta a ritenere che, quella sera, la zona del porto di Livorno dovesse essere tra le più sorvegliate d’Italia da tutti, servizi segreti compresi. Ora la risposta dovrebbe essere facile, facile: chi è che vuole insabbiare l’inchiesta? Per chi desidera saperne di più, e nell’attesa di conoscere le nuove prove depositate dall’avv. Carlo Palermo, consigliamo di leggere il libro di Enrico Fedrighini: "Moby Prince. Un caso ancora aperto".

Dennis Kucinich cammina con la moglie tra le rovine di Beirut Sud bombardata dall'aviazione militare dello Stato di Israele.

Barak Obama parla del cambiamento che vuole dare alla superpotenza mondiale in declino.
Sapete i miei dubbi sulla democraticità della società statunitense, in ogni caso la scelta del candidato alla presidenza riguarda anche le nostre vite.
Di conseguenza mi schiero con questi due esponenti, candidati alle primarie del PD USA, che mi sembrano essere quelli che meglio rappresentano speranze concrete di pace e di diritti sociali per un paese che negli ultimi anni ha demolito entrambi.
In alto i cuori e godiamo ad alta voce per l'ennesima toppa presa da Berlusconi e dalla sua armata Brancaleone di inetti e corrotti.
Grazie Silvio, nano ridens de noantri.
Io quando la destra peggiore d'Europa prende batoste simili godo come pochi.
Oggi sono perdutamente innamorato di Rita Levi Montalcini.
E lasciatemi godere anche lo straordinario risultato della moratoria della pena di morte alle Nazioni Unite.Un plauso a questo governo e al suo Ministro degli Esteri e alle persone, alcune delle quali non ci sono più, che conducono questa battaglia da decenni. Non ci crederete ma questa cosa mi commuove, se va in porto è come lo sbarco dell'uomo sulla luna, forse più importante di quello. Penso ad Amnesty International e agli anni dedicati a queste battaglie insieme a tante persone splendide con cui ho condiviso momenti bellissimi.
Una sorta di salto di civiltà.
Lo so, entrambi questi fatti non risolvono i problemi,che restano in questa realtà soggetti come Dini Mastella e quel signore chiamato Bordon che ha cambiato più partiti che Bobo Vieri squadre, che in Cina Arabia Saudita e in tanti altri paesi lo Stato continua a uccidere, ma stamattina davvero sento che le cose possono cambiare, lentamente, ma possono cambiare.
Buona giornata!!!!!!!
Ancora nessuno è riuscito a spiegarci cosa sia accaduto domenica mattina sull'autostrada e sul perchè un poliziotto abbia sparato contro una macchina uccidendo un ragazzo.
Ancora nessuno è riuscito a spiegarci i motivi per i quali Dini deve aspettare l'ultimo minuto per dire SI o NO alla finanziaria del 2008.
Ancora nessuno è riuscito a spiegarci i motivi per i quali Mastella è contrario a un tetto agli stipendi dei manager pubblici. Ricordo che il direttore dell'amministrazione carceraria alle sue dipendenze prende 400.000 Euro annui.
Ancora nessuno è riuscito a spiegarci perchè dopo tanti anni e numerose denunce della comunità internazionale a Guantanamo sia aperto un lager a conduzione USA dove la dichiarazione dei diritti umani del 1948 è stata stracciata.
Temo che su questo e troppe altre cose manchi chi sia in grado di darci spiegazioni. Paradossalmente, produciamo un volume di informazioni immenso ma quelle importanti non riusciamo a darle, spesso.
Sarà forse perchè siamo troppo vicini temporalmente alla fase primitiva e sogniamo di essere qualcosa di diverso poi ci accorgiamo che la principale potenza mondiale è guidata da un essere che ha scarse capacità di autocontrollo e capiamo che la strada dell'essere umano è ancora lunga, lunghissima.
Venti anni fà votavo per la prima volta in vita mia sul referendum contro il nucleare.
Ho votato per il NO al nucleare ( e quindi votai Si all'abolizione delle norme oggetto del referendum).
Ancora oggi ribadisco quel NO. Domani pomeriggio a Piazza Farnese ci sarà una manifestazione in tal senso. Il nucleare è costosissimo, pericoloso e lascia scorie indesiderate alle prossime generazioni mettendo in pericolo la stessa esistenza di queste.
La Germania sta lavorando per uscire dal nucleare, le scorte di uranio stanno esaurendosi, quindi andiamo su altre strade, energia del vento, del sole, idrogeno, ecc. che mi sembrano assolutamente migliori, insieme alla strada del risparmio energetico.
Oggi il mio personalissimo cantico delle creature aggiunge una laude al frate Max Pezzali, per la serata splendida che ha regalato a quelle 4000 persone che ieri sera hanno vissuto una bella serata al Palalottomatica di Roma.
Era tempo che non assistevo a un bel concerto così: semplice, diretto, coinvolgente, allegro e romantico come piace al Gianluca di oggi e di sempre.
Max ha cantato con l'apporto di un gruppo validissimo i successi di 15 anni delle nostre vite, facendoci ballare, emozionare, cantare, abbracciare e baciare.
Roma ieri sera appariva in una luce più serena,la luce della voglia di questa Roma di tornare ad essere una città senza paure.
Per questo faremo una fiaccolata lunedì sera alle 19,00 contro le paure e i razzismi, al colosseo.
Siete tutti invitati.
In un passo dei Diari di Kafka si legge:

«Le cose che mi vengono in mente non mi si presentano attraverso la loro radice, ma per un punto qualunque situato verso il loro mezzo: cercate allora di trattenerle, cercate allora di trattenere un filo d’erba che comincia a crescere soltanto nel mezzo dello stelo, e di aggrapparvi ad esso».
Su questa frase invito a riflettere chi si interroga come sarà la democrazia del 2000 ed il fare rete di un nuovo partito.
E stasera vado a vedere il concerto di Max Pezzali.

Un'idea per il nuovo partito della sinistra: il 'rizoma' e l'organizzazione a stella marina'
Diversi tipi di piante, le felci, per fare un esempio, si basano infatti su strutture lineari orizzontali su cui a intervalli si formano dei nodi da cui si dipartono altre diramazioni. A differenza delle strutture a radice degli alberi, per esempio, i rizomi non sono gerarchici, per cui se si elimina la pianta che ha dato origine al rizoma, quest'ultimo continua a vivere.
Per questo si usa il termine per descrivere fenomeni organizzativi che si sviluppano in modo orizzontale e in cui i singoli nodi continuano a fare parte di un insieme ma sono potenzialmente pienamente indipendenti da questo.
Le stelle marine invece, in inglese 'starfish organization', sono coerenti con le caratteristiche di quegli organismi, ossia essenzialmente mancano di un sistema nervoso con un centro (nessuna 'testa') e hanno capacità fenomenali di rigenerazione: se si taglia un braccio a una stella marina, non solo l'organismo continua a vivere e se lo fa ricrescere, ma dal braccio tagliato si sviluppa un altro organismo completo.
Il ruolo della 'testa', ossia dell'unità di scopo è preso da una ideologia, che è diffusa in tutto il 'corpo'.
Normalmente alla 'stella marina' viene contrapposto il 'ragno', che non è in grado di farsi ricrescere una zampa e che soprattutto senza testa muore. Si usa il termine 'starfish' per descrivere strutture organizzative senza un punto centrale e in grado di dare vita a strutture 'figlie' partendo da propri 'pezzi'.
Le differenze tra i due concetti sono legati al concetto di insieme.
Nei rizomi, i nodi individuali hanno un vantaggio dal far parte di un insieme interconnesso, mentre questo è molto più sfumato nelle stelle marine (che non cooperano tra di loro). Altra differenza, i rizomi hanno una caratteristica di dinamicità intrinseca, nuove connessioni e nuovi nodi nascono in continuazione.
La stella marina invece si riproduce in modo abbastanza lineare: le sue caratteristiche emergono quando è attaccata. Le stesse caratteristiche si ritrovano portando l'analogia in ambito organizzativo. Da un punto di visto economico e tecnologico, l'analogia più utile sembra quella del rizoma.
Io penso che questa logica vada portata dentro il partito della sinistra, che deve vedere una forte partecipazione locale, un' attività intensa e partecipata delle singole componenti locali e regionali. Un nuovo protagonismo del cittadino.