Alcuni brani da un pezzo di repubblica odierno illuminante sulla situazione di questo nostro paese.
La Luiss ha pubblicato oggi il primo Rapporto 'Generare classe dirigente - Un percorso da costruire', un censimento dei vertici della società che si propone anche di esaminarne valori, modelli e obiettivi.
Per scoprire che, come ha spiegato uno degli autori del Rapporto, Massimo Bergami, della Alma Mater Studiorum e Alma Graduate School Università di Bologna, "I dirigenti italiani non si sentono classe dirigente". Nel senso che descrivono la classe dirigente con "stereotipi negativi" analoghi a quelli utilizzati dal resto della popolazione, a cominciare dall'orientamento all'utilitarismo e dalla scarsa predisposizione verso le competenze e i valori.
La classe dirigente specchio dunque di un Paese disgregato, che non riesce a identificarsi nell'interesse generale. Come invece dovrebbe fare, a detta degli stessi dirigenti, che alla richiesta di tracciare un "profilo ideale della classe dirigente italiana" hanno indicato come competenze maggiormente rilevanti la "visione strategica", "senso morale, legalità, etica", "capacità d'innovazione e creatività", "capacità di attuare le decisioni" e "credibilità internazionale".
Qualità non troppo diverse da quelle che il resto della popolazione vorrebbe riscontrare nella propria classe dirigente: "La popolazione vorrebbe una classe dirigente con maggiori competenze specifiche - spiega un altro degli autori del Rapporto, Carlo Carboni, dell'Università Politecnica delle Marche - e maggiore assunzione di responsabilità, vorrebbe che fosse meno un'elite autoreferenziale. Il leader ideale del futuro deve comportarsi come un buon padre di famiglia, avendo come registro fondamentale il buon senso".
Per arrivare ai vertici infatti più che "la conoscenza" contano "le conoscenze", si arriva per "cooptazione", non certo per "merito": infatti ricchezza e relazioni importanti sembrano le due risorse che maggiormente caratterizzano, secondo il giudizio generale, le classi dirigenti italiane.
Che, secondo la popolazione, sono carenti di visioni strategica (per il 42,7% degli intervistati), di capacità decisionale (44,7%), innovazione e creatività (46,3%) e, soprattutto, di senso della moralità e della legalità (58%) e di responsabilità pubblica e sociale (50,9%). Insomma, si legge nel rapporto, "la banalizzazione di questa percezione popolare è che comandano "i ricchi e i raccomandati" e non i migliori.
Il giudizio negativo investe soprattutto la classe politica, e in minor misura gli altri settori dirigenti.
Il Rapporto della Luiss si è anche preoccupato di effettuare un 'censimento' delle classi dirigenti, individuando tre gruppi: una prima mappa ristretta che comprende circa 2000 unità, una intermedia di 6.000 unità, e una 'allargata' di 17.000 unità. L'elite è sostanzialmente anziana: l'età media è passata da 56,8 a 61,8 anni tra il '90 e il 2004.
L'elite appare chiusa, soprattutto ai giovani: i due terzi degli intervistati tra i 20 e i 30 anni sono convinti che "avranno un lavoro e una posizione sociale sostanzialmente simile oppure tendenzialmente inferiore a quella dei genitori".
Le dieci crisi umanitarie identificate da MSF come le più ignorate dai media a livello internazionale, la “top ten” delle crisi dimenticate –
Somalia , Repubblica Democratica del Congo, Sri Lanka, Colombia, Cecenia, malnutrizione, Haiti, tubercolosi, Repubblica Centrafricana e India centrale – e di altre gravi crisi particolarmente ignorate nel nostro paese – Indonesia, Sudan, Ciad, Niger, Angola e malaria.
Alla Cecenia, per esempio, in un intero anno sono stati dedicati solo 92 articoli dai 22 quotidiani e dai 13 periodici presi in considerazione, ma di questi ben 42 si riferiscono a due singoli episodi eclatanti, quali l'uccisione del leader separatista Basayev (23 articoli) e l'assassinio della giornalista Anna Politkovskaja (19), mentre è praticamente inesistente lo spazio dedicato alle condizioni di vita e alle sofferenze dei civili ceceni di cui proprio la Politkovskaja coraggiosamente scriveva. Sulla Colombia sono stati pubblicati un centinaio di articoli, ma praticamente nessuno racconta dei milioni di sfollati causati dagli scontri tra esercito, paramilitari e guerrieri. Sono 63 gli articoli pubblicati sul Ciad, ma dei 200mila rifugiati dal vicino Darfur e dei 50mila sfollati interni hanno parlato solo 10 pezzi.
Alla tubercolosi, che contagia 9 milioni di persone e ne uccide 2 milioni ogni anno, i telegiornali hanno dedicato 3 notizie nel corso del 2006. Alla malaria, che uccide un bambino ogni 30 secondi, 6 notizie (di cui ben 4 sulla morte di un italiano che ha contratto la malattia in Congo). Sconcertante il confronto con l'influenza aviaria, che ha fortunatamente registrato solo 116 casi e 80 morti in tutto il mondo: a questa pandemia solo “potenziale”, sono stati dedicati ben 410 servizi dai TG.
Oggi parlo di corsa e di amore.
Chi mi conosce sa quanto ami correre. L'atletica è parte della mia vita quanto la politica. Naturalmente ci sono cose più importanti nella mia vita: la mia famiglia sopra di tutto.
Non ho mai pensato che per rendere il mondo migliore si possa peggiorare quello di coloro che ci vogliono bene.
Sono contrario a chi dedica alla carriera politica la propria unica ed irripetibile esistenza. Non ci sono emozioni e ideali tanto forti quanto quelli che si nascondono dietro gli occhi di tuo figlio o di quelli della persona con cui dividi l'esistenza e costruisci il futuro più concreto, quello su cui abbiamo più possibilità di incidere, in qualche modo.
Ieri c'è stata la roma-ostia, una corsa che unisce la capitale al suo mare, l'Eur, dove trascorro le mie giornate di lavoro, a Ostia, la città dove praticamente sono nato e cresciuto.
Purtroppo ieri è morto uno dei 9000 podisti iscritti a questa sfida di 21 Km.
E' stata una scena tremenda, non è la prima volta che un uomo muore accanto a me, ma morire in una giornata di festa non è giusto.
Oggi mando un abbraccio di 9000 cuori a Italo,alla moglie e ai suoi tre figli, sperando che lassù qualche corsetta possa ancora farsela.
venerdì 16 febbraio ore 18,00
sezione Ds Ostia Lido
Piazza della Stazione Vecchia 11
"Politica e legalità"
Incontro dibattito con Olga D'Antona